DOCUMENTI
Per entrare in Libia occorre il passaporto valido per un periodo
non inferiore a sei mesi dalla data di uscita dal Paese e privo
del visto israeliano.
MONETA
La moneta della Libia è il dinaro libico (DL). 1 euro
= 1,64 DL; 1 USD = 1,40 DL. Conviene pertanto portare con
sè gli euro, facilmente convertibili presso le banche
(aperte dal sabato al giovedì con orario 8-14) e spendibili
direttamente anche nei negozi più frequentati dai turisti.
Alcuni commercianti si rifiutano perfino di accettare dollari
americani in quanto il cambio è molto sfavorevole.
Le carte di credito internazionali sono utilizzabili solo
negli hotel principali presso i quali si può anche
cambiare quando le banche sono chiuse.
VACCINAZIONI E MEDICINALI
Per entrare in Libia non è obbligatoria alcuna vaccinazione;
è richiesta la vaccinazione contro la febbre gialla
solo per i viaggiatori provenienti da zone infette. Sono consigliate
le vaccinazioni antitifica e quelle contro l'epatite A e B.
Rischio malarico, molto limitato, esiste da febbraio a fine
agosto in due piccoli focolai a sud ovest del Paese; non si
ritiene necessaria alcuna profilassi. E' necessaria particolare
cura igienica durante tutta la permanenza: bere acqua di bottiglia
senza ghiaccio al fine di evitare spiacevoli diarree, non
mangiare verdura cruda, sbucciare la frutta. Si consiglia
di procurarsi prima della partenza i medicinali ad uso personale,
difficili da reperire sul posto, e di munirsi - a titolo precauzionale
- di pillole, anti influenzali e per disturbi gastro-intestinali.
CLIMA
Il clima è aridissimo, caratterizzato da forti escursioni
termiche, venti caldi e secchi che soffiano dal deserto e
rare piogge invernali lungo la costa che non superano i 100
mm verso la fine di dicembre. L'estate è molto calda:
lungo il litorale, dove il tasso di umidità può
essere molto alto, si raggiungono i 30° C mentre a sud
si può arrivare anche a 50° C. In inverno le medie
diurne sono di 20°-25° C di massima e le notturne
di 5°-6° C di minima con punte di 0° C in dicembre
e gennaio. Nei mesi primaverili (marzo-aprile), soffia il
ghibli un vento caldo e secco.
ABBIGLIAMENTO
Si consiglia un abbigliamento sportivo, con abiti pratici
e scarpe molto comode. Durante la stagione autunnale, per
le mattine e le serate che possono essere fresche, prevedere
indumenti più pesanti e possibilmente una giacca a
vento di piumino. Si consiglia anche un impermeabile da portare
con sé in caso di maltempo nel corso delle visite archeologiche.
Per chi effettuerà l'escursione nel deserto non dimenticare:
cappello, occhiali da sole, creme solari ad alta protezione,
repellente contro gli insetti, crema idratante, burrocacao
per labbra, torcia elettrica con batterie di ricambio e borraccia.
La Libia è un paese musulmano e quindi è bene
evitare vestiti troppo scollati e succinti per le donne. Agli
uomini consigliamo pantaloni lunghi e di evitare le canottiere.
FUSO ORARIO
Quando in Italia c'è l'ora legale in Libia l'ora è
la stessa, invece quando in Italia c'è l'ora solare
in Libia si ha un ora in più (se in Italia sono le
12 in Libia sono le 13).
TELEFONO
Per telefonare dall'Italia in Libia è necessario comporre
lo 00218 seguito dal prefisso della località senza
lo zero e dal numero dell'abbonato. Per chiamare l'Italia
dalla Libia bisogna invece comporre lo 0039 seguito dal numero
dell'abbonato Non si può telefonare dalle cabine pubbliche,
è necessario sempre chiamare tramite operatore: basta
dargli un bigliettino con scritto il numero che volete chiamare
e attendere la linea. Poiché non è così
facile ricevere la linea, è bene avere un po' di pazienza;
in particolare, è difficile telefonare dal sud-est
del Paese e, in occasione di forte vento o di tempeste di
sabbia, è praticamente impossibile riuscire a comunicare.
I telefoni cellulari GSM sono operativi solo nella zona di
Tripoli e delle maggiori città.
ACQUISTI
In pieno deserto non c'è molto da comprare. Tuttavia
nella Regione dei Laghi è possibile imbattersi in villaggi
Tuareg appositamente allestiti per i turisti, dove si possono
comprare souvenir come collane e bracciali tuareg, coltellini,
scacciamosche del deserto, e altri oggetti del luogo. I souvenir
più gettonati rimangono comunque quelli "naturali",
come i fossili del deserto, le pietre e i resti di macine,
che si scovano tra le dune durante le traversate. La tappa
a Tripoli, la capitale, consente invece di fare un giro alla
Medina, la città vecchia, dove ogni mattina si svolge
il movimentato mercato. Tra gli innumerevoli banchi si trova
di tutto. Per un souvenir gastronomico, vale la pena portarsi
a casa i dolcissimi datteri, una bustina di menta (per preparare
il tè del deserto) e le coloratissime spezie.
LINGUA
La lingua ufficiale è l'arabo. Nei rapporti internazionali
è utilizzato l'inglese mentre al sud e nelle regioni
desertiche è facile trovare chi parla francese; parte
della popolazione anziana comprende ancora l'italiano. Alcuni
gruppi berberi usano il loro dialetto e i Tuareg parlano arabo
e tifinagh.
CUCINA
La cucina libica è decisamente semplice e non così
varia: minestre (chorba) a base di carne e verdure, couscous,
riso, pollo o montone serviti con verdure bollite o insalata.
Lungo la costa è possibile mangiare buon pesce. Come
bevande, spremute di frutta o acqua minerale mentre gli alcolici
sono proibiti (esiste una birra senza alcol). In generale
la cucina dei grandi alberghi è di tipo internazionale.
Durante le escursioni nel deserto le principali organizzazioni
turistiche affiancano agli autisti dei cuochi in grado di
preparare una cucina semplice e appetitosa. Il pane è
sempre ottimo, costa pochissimo e, se conservato correttamente,
può durare anche una settimana.
ELETTRICITA'
La corrente è a 220 volt quasi ovunque e vengono usate
prese rotonde o quadrate a doppio o triplo ingresso. Si consiglia
comunque di portare con sè un adattatore, poiché
talvolta le prese sono di tipo americano.
FOTOGRAFIA
Chiedere sempre il permesso prima di fotografare qualcuno,
soprattutto le donne, e non fotografare potenziali obiettivi
strategici.
E' BENE SAPERE
Le manifestazioni di affetto tra uomini e donne, anche sposati,
sono disapprovate. Durante il Ramadan è bene non mangiare,
bere e fumare in pubblico durante le ore diurne. Ricordate
inoltre che non si mangia, non ci si serve né si saluta
con la mano sinistra. Nel deserto libico è importante
sapere che esiste una norma di comportamento fondamentale:
chi nota delle persone o un automezzo qualsiasi è obbligato
a dirigersi verso di loro anche in assenza di qualsiasi tipo
di segnale. Attenetevi quindi a questa norma e non cercate
di eluderla perché un tale comportamento potrebbe essere
male interpretato soprattutto nel caso in cui il veicolo incrociato
risultasse appartenere a qualche pattuglia in giro per controlli.
BAGAGLIO
Si consiglia un bagaglio costituito da sacche e valige morbide
possibilmente impermeabili, e non da valigie rigide, perché
di maggiore ingombro per la sistemazione sui mezzi di trasporto.
Il bagaglio deve essere strettamente limitato a 15 kg per
persona. Si consiglia di portare con sé anche una piccola
borsa o uno zainetto per le necessità giornaliere e
per le passeggiate e/o visite a piedi.
MANCE
Le mance sono ben accette da tutti. Non è abitudine
fare elemosina o regali. Raccomandiamo di non offrire caramelle,
biro o altro che potrebbero offendere le persone.
SRT CONSIGLIA
.al momento della partenza portate
con voi tanto entusiasmo, spirito di adattamento e di avventura
e un po' di pazienza di fronte ad eventuali piccoli imprevisti.
Sebbene in ogni destinazione i nostri corrispondenti, guide
e accompagnatori, si adoperano affinché il viaggio
sia il più confortevole possibile può succedere
che le strutture ricettive e i servizi non sono sempre come
si vorrebbe. BUON VIAGGIO!
CENNI GENERALI
Esclusa per anni dai circuiti turistici, la Libia offre al viaggiatore
curioso un paese "vergine", ricco di attrattive archeologiche
e di paesaggi incontaminati. Gli amanti del deserto potranno
percorrere una delle regioni più affascinanti del Sahara
che conserva le memorie di un passato remoto ricco di suggestioni:
migliaia di pitture costituiscono una dei più grandi
musei a cielo aperto del mondo mentre tutt'intorno rocce erose
dal tempo ed enormi dune di sabbia dorata ci avvolgono nel caldo
abbraccio dell'Africa.
LA GEOGRAFIA
Il territorio libico, chiuso entro confini rettilinei politici
ma non morfologici, confina a N con il Mar Mediterraneo (900
km), a O con Algeria e Tunisia, a S con il Ciad e il Niger,
a S-E con il Sudan e a E con l'Egitto. Il Paese è in
gran parte occupato dal Sahara. Sabbioso o ghiaioso a est (deserto
Calanscio), arido e roccioso a sud- ovest (Murzuk e Ubari),
desertico nel Fezzan, solo lungo la costa mediterranea presenta
rilievi collinari (Jebel Akhdar) e brevi, fertili pianure (pianura
di Jefara). All'estremo sud si innalzano i monti Tibesti (3000
m) e l'altopiano del Tassili (1000 m). In Libia non vi sono
fiumi permanenti, ma solamente uadi a carattere stagionale.
All'interno compaiono alcune oasi: quelle di Kufra e di Sebha
sono le maggiori
LA STORIA
In epoca storica, intorno al 1000 a. C., i Fenici sbarcarono
sulle coste libiche fondando Sabratha, Oea (Tripoli), Leptis
Magna, Macomades-Euphranta e Charax. Più tardi, nel
630 a.C., giunsero i Greci che fondarono Cirene e altre città
nella regione che prese il nome di Cirenaica ed ebbe un fiorente
sviluppo fino all'arrivo dei Romani a seguito della distruzione
di Cartagine. Durante la Dominazione romana la regione prosperò
e si svilupparono centri periferici come Leptis Magna, città
che darà a Roma addirittura un imperatore, Settimio
Severo (193 d.C.). Invasa dai Vandali e più tardi soggetta
al dominio bizantino, nel VII sec. anche Tripoli fu conquistata
dai musulmani. Fonte di arricchimento furono le attività
illecite dei pirati che per secoli furono il terrore delle
navi europee che navigavano nel Mediterraneo e che scomparvero
definitivamente solo nel 1830. Retto da una serie di sovrani
che non favorirono un'effettiva coesione politica e nazionale,
il Paese raggiunse una parvenza di autonomia nel 1711 quando
Ahmed Karamanli fondò una dinastia che durò
fino al 1835. Nel 1911, dopo una breve guerra, la Libia passò
sotto la dominazione dell'Italia. Si proclamò Stato
indipendente nel 1951: al trono salì re Idris, sovrano
senusso della Cirenaica. Nel 1969, con un colpo di stato militare,
l'anziano re fu deposto e al potere andò il colonnello
Muammar Gheddafi, che ribattezzò il Paese "Jamahirija
libico del popolo socialista" configurandolo sempre più
come polo nevralgico di un panarabismo radicale.
LA POPOLAZIONE
La maggioranza della popolazione è arabo-berbera, discendente
cioè dalla primitiva popolazione berbera linguisticamente
arabizzata. Altri elementi etnici sono i Cologli (frutto di
incroci tra donne indigene e giannizzeri turchi), gli Ebrei
e gli Africani sub-sahariani. A sud, soprattutto nei dintorni
di Ghat, risiedono vaste comunità di Tuareg. A causa
della conformazione del territorio, la popolazione si concentra
lungo il più ospitale litorale mediterraneo: nelle
città della costa, soprattutto a Tripoli e Bengasi,
risiede il 90% degli abitanti la metà dei quali ha
meno di 15 anni. Considerando che la Libia ha un incremento
annuo del 3-4%, la popolazione dovrebbe attualmente ammontare
a circa 5.500.000 abitanti.
LA POLITICA
Le posizioni politiche del colonnello Gheddafi, se da un lato
ottennero consensi, dall'altro suscitarono opposizione anche
tra i regimi arabi. Attualmente la Libia cerca di uscire da
una situazione di isolamento provocata dall'embargo ordinato
dall'ONU dopo l'abbattimento di un aereo americano nei cieli
di Lockerbie (1992). Nonostante questa situazione abbia provocato
grossi problemi interni, Gheddafi gode nel Paese ancora di
ampio favore, soprattutto fra i giovani. Nell'aprile 1999
l'embargo aereo imposto dagli Stati Uniti contro la Libia
è stato revocato e ciò ha permesso una ripresa
dei rapporti del Paese con i Paesi occidentali. Gheddafi,
dal canto suo, cerca ora di cancellare l'immagine di un leader
nazionalista e terrorista partendo anche da piccole cose:
non più Colonnello, non più Rais (Capo) ma semplicemente
al-Qaid, una Guida che vuole un Paese pacificato. Il futuro
politico della Libia dipende dalla capacità che egli
avrà di porre fine agli effetti delle sanzioni e di
equilibrare il malcontento esistente sia tra i militari che
nel mondo del lavoro.
RELIGIONE
Predominano in maniera assoluta i musulmani sunniti (97%)
mentre i Berberi sono in parte hibaditi, appartenenti cioè
a una setta musulmana eretica unico ramo sopravvissuto dell'eresia
kharigita. Piccole comunità di cattolici, soprattutto
nella capitale (50.000), minoranze esigue di copti, anglicani,
unionisiti e protestanti.
COSTITUZIONE
La Libia è una Repubblica socialista popolare. Nel
Paese vige un sistema di governo popolare diretto, istituito
dopo la riforma costituzionale del 1977, i cui organismi culminano
nel Congresso Generale del Popolo e in un Segretariato generale
composto da 5 membri e presieduto dal Capo dello Stato che
però, formalmente, non esiste. Gheddafi, che in precedenza
ricoprì la carica di presidente, adottò poi
il titolo di Capo della Rivoluzione; di fatto Gheddafi detiene
le reali leve del potere da più di 25 anni.
L'ECONOMIA
L'attuale prosperità del Paese, poverissimo per secoli
ma attualmente con il reddito pro-capite più alto dell'Africa,
è legata alla scoperta nel dopoguerra, ad opera di
compagnie petrolifere straniere, dei ricchi giacimenti di
petrolio della Cirenaica e della Sirtica. Il petrolio rappresenta
il 90% delle entrate statali e le riserve accertate ammontano
a 180 miliardi di barili, il che significa che fino al 2085
la Libia potrà contare su una ricchezza petrolifera
ininterrotta (ma alcuni ritengono che queste cifre siano sottostimate).
All'industria petrolifera è legata la riorganizzazione
portuale delle principali città costiere e dei porti
mediterranei di Es Sidra, Ras Lanuf e Marsa Brega. Altre risorse
estrattive sono quelle del sale e della soda nel Fezzan e
soprattutto del gas metano, i cui giacimenti potrebbero durare
per alcune generazioni. Primo partner commerciale della Libia
è l'Italia verso cui converge il 41% delle esportazioni
libiche. Improduttivo per il 94% del totale, il suolo libico
produce orzo, frumento, agrumi, olivi, datteri, tabacco, uva,
pomodori; l'allevamento è affidato essenzialmente ai
nomadi. Vengono incoraggiate le industrie mentre il turismo,
affidato ad Aicha Gheddafi, figlia del Presidente, è
in costante crescita.
FESTIVITA'
Festività nazionali sono il 2 marzo (fondazione della
Jamahiriya), 11 giugno (anniversario dell'evacuazione della
base militare americana di Wheelus Field), 1 settembre (Giornata
della Rivoluzione: a Tripoli, parate, bande musicali e compagnie
folcloristiche) e 26 ottobre (Giornata del lutto: si ferma
ogni attività, non funzionano i telefoni pubblici e
i traghetti, chiudono le frontiere). In ottobre si tiene il
Festival della raccolta dei datteri a Ghadames mentre a Capodanno
festival tuareg a Ghat (30, 31 dicembre e 1 gennaio). Interessante
è anche la Festa del Qasr che si tiene a Kabaw ad aprile.
Vengono osservate tutte le festività islamiche quali
il Capodanno, la vigilia e la fine del Ramadan, il Giorno
della nascita del profeta Maometto. Esse seguono il calendario
lunare islamico il che significa che cadono ogni anno in momenti
diversi.
LE CITTA'
TRIPOLI
Chiamata Tarabulus in arabo e Oea nell'antichità, Tripoli
è di fatto la capitale della Libia, anche se negli
ultimi anni si è tentato di trasferire alcuni uffici
governativi in altre zone del paese. L'antica 'bianca sposa
del Mediterraneo' ha perso gran parte dell'originario splendore.
Nell'architettura della città rimangono i segni del
dominio ottomano e della colonizzazione italiana; mancano
invece i cartelloni pubblicitari e le invadenti insegne tipici
delle grandi città, perché banditi dalla rivoluzione
di Gheddafi. L'edificio dominante di Tripoli è il Castello
Rosso, Assai al-Hamra, sul promontorio settentrionale che
un tempo dava sul Mediterraneo, dal quale ora è separato
da un'autostrada e da 500 m di terra sottratta al mare. L'imponente
struttura è formata da un labirinto di cortili, corridoi
e case, costruiti nel corso dei secoli fino a estendersi per
13.000 mq. All'interno rimangono ben visibili i segni dei
dominatori del passato: Turchi, Spagnoli, Cavalieri di Malta,
Italiani e altri. Sulla Piazza Verde, di fianco al castello,
si trova il Museo della Jamahiriya, una struttura realizzata
con la consulenza dell'UNESCO e la cui costruzione ha avuto
costi enormi. All'interno sono esposti, secondo una disposizione
cronologica, opere e oggetti che ripercorrono la storia artistica
e culturale della Libia, dalla preistoria alla rivoluzione.
Il cuore di Tripoli corrisponde alla medina, dove si possono
fare gli acquisti migliori di tutta la Libia.
BENGASI
Adagiata sull'estremità del Golfo della Sirte, Bengasi
è la seconda città della Libia per numero di
abitanti ed è un grande porto commerciale. Poco rimane
della ricchezza passata, a causa dei pesanti bombardamenti
durante la seconda guerra mondiale, ai quali si è posto
rimedio solamente negli ultimi anni con il denaro ricavato
dall'esportazione del petrolio. Se manca il fascino della
tradizione, non manca certo la bellezza della posizione sul
golfo. Bengasi è la base ideale per visitare la regione
delle Montagne Verdi e i siti archeologici romani della costa.
I mercati coperti sono aperti tutti i giorni, ma raggiungono
l'apice della vivacità il venerdì mattina, quando
tutti gli abitanti sembrano convergere in un solo punto e
si accalcano per gli acquisti. Nel bel mezzo di una rotonda,
la tomba di Omar al-Mukhtar, l'eroe della resistenza, attrae
un gran numero di passanti che si siedono ad osservare l'andirivieni.
GHADHAMES
A 650 km da Tripoli, verso sud est, sorge la cittadina-oasi
di Ghadhames annoverata tra le più belle e importanti
oasi di tutto il Sahara nei pressi del confine con la Tunisia
e con l'Algeria. La sua bellezza deriva, oltre che dal florido
palmeto che si insinua dentro all'abitato e a cui si devono
i migliori datteri libici, alla peculiarità urbanistica
della medina, la città vecchia, divisa in sette quartieri
ancora racchiusi dalle antiche mura. L'importanza si connette
invece alla storia ed alla posizione geografica. Già
attivo insediamento romano, e prima ancora garamantico, divenne
pian piano uno dei principali mercati, il maggiore per gli
schiavi, e imprescindibile nodo carovaniero transahariano,
prima oasi per quanti dovevano affrontare verso sud le infuocate
sabbie del deserto e l'ultima per quanti puntavano ai porti
del Mediterraneo. Famosa per la sua tipica architettura, la
città si è guadagnata negli anni Cinquanta il
soprannome di 'perla del deserto'. Un'antica leggenda narra
che Ghadames nacque grazie alla scoperta della sorgente Ain
El Fersa da parte dei cavalieri della tribù di Nemrod.
Questi uomini, abili conoscitori di deserto, erano soliti
fermarsi solo presso i rari punti d'acqua esistenti. Ma, un
giorno, durante l'attraversata del deserto libico, mentre
sostavano per far riposare i cavalli, una delle giumente colpì
il suolo con lo zoccolo e ne scaturì una sorgente di
acqua limpida e abbondante che venne chiamata Ain El Fersa,
il pozzo della giumenta. Da allora sono passati più
di cinquemila anni, anni che segnarono l'inizio della storia
e dello sviluppo della città attorno alla sorgente.
CIRENE
Le origini di Cirene risalgono a un lontano passato. Secondo
Erodoto, fu fondata nel VII secolo a.C. da coloni di Thera
(Santorini) che, su consiglio dell'oracolo di Delfi, erano
partiti alla ricerca di nuove terre per sfuggire ad una terribile
siccità. La città legò il suo nome alla
ninfa Cirene, presente qui - secondo la tradizione - in una
fonte sacra che fu inglobata nel grande santuario di Apollo.
Nel IV secolo la sua importanza nel Mediterraneo era tale
da essere considerata alla pari di Atene e di Roma. La città
è molto estesa, disposta su più terrazze e affianca
edifici greci e romani. Seconda per importanza solamente a
Leptis Magna, Cirene è una località imperdibile:
è una delle città greche meglio conservate della
Cirenaica, con templi, tombe, agorà, ginnasio e teatro
costruiti sul modello di quelli di Delfi. Inoltre la posizione,
su un precipizio che da sul mare, è davvero spettacolare.
La città antica è piuttosto estesa e gli scavi
non sono ancora stati completati. Non è molto comune
trovare un sito archeologico ancora immerso in un'atmosfera
surreale; camminando qua e là si scoprono mosaici o
statuette di valore inestimabile coperti da sterpaglie. Gran
parte della città è stata riportata alla luce,
senza però quelle eccessive opere di restauro che a
volte tolgono il fascino alle rovine.
LEPTIS MAGNA
Leptis Magna è il miglior sito romano di tutto il Mediterraneo.
La magnificenza e la spettacolarità degli antichi edifici
conquisterà anche gli animi più tiepidi. Leptis
Magna era in origine un porto fenicio, fondato durante il
primo millennio a.C., la cui ricchezza dipendeva in gran parte
dal commercio di schiavi, avorio, oro e altri metalli preziosi
e anche dalla fertile terra circostante. In seguito alla terza
guerra punica i Romani sostituirono i Cartaginesi e svilupparono
ulteriormente la zona, finché nel 455 i Vandali non
si comportarono come tali e distrussero quanto poterono. Nel
533 i Romani riacquistarono per pochi anni il dominio sulla
città e si procedette a grandi opere di restauro; ma
le tribù locali insorsero e la regione sprofondò
in un'arretrata condizione di nomadismo berbero. Le invasioni
arabe del 644 spazzarono via le ultime tracce della vita romana
e nell'XI secolo Leptis Magna fu abbandonata alle sabbie del
deserto. Gli scavi cominciarono solamente nel XX secolo e
si scoprì che la sabbia aveva preservato la città
dalla rovina. Di fianco all'ingresso principale del sito c'è
un grande museo, ma il vero spettacolo è all'esterno.
Per prima cosa vedrete l'Arco dei Severi, eretto nel 203,
quando l'imperatore Settimio Severo tornò a visitare
la sua città natale. Non lontano dall'arco, sorgono
le Terme di Adriano, il più grande complesso del genere
al di fuori di Roma, rivestito di lastre di marmo e di granito.
Continuando a esplorare troverete il nymphaeum, in parte coperto,
una sorta di reliquiario dedicato al culto delle ninfe. I
due grandi fori sono paragonabili per estensione e per magnificenza
ai fori imperiali di Roma; splendidi anche la basilica, ricca
di decorazioni, e il teatro. Proseguendo sul lungomare per
circa 700 m, si arriva allo stadio e all'anfiteatro, dove
si tenevano spettacoli di vario genere.
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